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Mostre / Museo Palazzo Barberini Roma Roma, Via delle Quattro Fontane, 13
Mostre | Mostra

Keith Haring

Museo di Roma

Una mostra dedicata a una delle figure più riconoscibili del secondo Novecento: un artista che ha trasformato la linea in linguaggio pubblico, la strada in arte alta e l'immagine in messaggio universale Nella New York turbolenta degli anni Ottanta - città segnata da violenza, droga e degrado urbano - Keith Haring trae ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone. È il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano. Il progetto espositivo riunisce oltre 140 opere e materiali eccezionalmente prestati dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all'artista, insieme a importanti prestiti pubblici e privati. La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York e dagli iconici Subway Drawings ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti. Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un linguaggio visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse. Il percorso espositivo Pensato per le sale di Palazzo Braschi, il percorso si articola in nuclei tematici: la strada e la metropolitana, l'impegno politico e sociale, il corpo e l'energia vitale, l'arte come linguaggio per tutti, fino alla dimensione simbolica e spirituale. Dentro questo racconto, l'Italia diventa una chiave di lettura: qui Haring incontra spazi pubblici, galleristi e progetti capaci di dialogare con la sua idea di arte urbana e collettiva. Il percorso è accompagnato da un articolato programma didattico pensato per i giovani e per le scuole, con attività capaci di avvicinare le nuove generazioni al linguaggio immediato, inclusivo e partecipativo dell'artista.
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Sophie Calle - Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Per la prima volta a Roma, una panoramica sulla ricerca dell’artista attraverso oltre quarant’anni di attività. Presenza e assenza, prossimità fisica e distanza emotiva, desiderio di avvicinamento e dolore della separazione, tensione tra desiderio e mancato appagamento: il lavoro di Sophie Calle si confronta da sempre con gli elementi fondamentali di ogni relazione. Il “con” e il “senza” – una persona, un amore, la vista, un’immagine – costituiscono il filo conduttore della mostra. Ne emerge la complessità di una pratica fondata sull’intreccio tra dimensione personale e relazionale, realtà e narrazione, fotografia e scrittura. in testata: Sophie Calle, Elle est morte , 2018. Foto: Claire Dorn © Sophie Calle / SIAE Roma, 2026. Courtesy l’artista e Perrotin a cura di Simona Antonacci
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Tatiana Bilbao - Un-natural Space

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Un progetto che unisce natura, materiali e architettura, trasformando lo spazio in un luogo di relazione. Per la nona edizione di NATURE, il programma dedicato alle installazioni site-specific nella sala Claudia Gian Ferrari a cura di architetti di fama internazionale, il Museo invita Tatiana Bilbao, figura di riferimento dell’architettura messicana contemporanea. La sua partecipazione a NATURE nasce dalla capacità di tenere insieme l’attenzione alla natura e ai materiali e alle pratiche ecologiche con una forte qualità espressiva dell’architettura, intesa come spazio aperto alla relazione e alla vita sociale. a cura di Tatiana Bilbao, Laura Felci
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Andrea Pazienza:
Non sempre si muore

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Nel settantesimo anniversario della nascita, dopo la grande mostra al MAXXI L’Aquila, arriva il secondo capitolo del progetto dedicato ad Andrea Pazienza. Non sempre si muore, il titolo della mostra, è tratto da un’intervista rilasciata dall’autore a Clive Griffiths nel 1988: Pazienza continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nelle opere inedite che continuano a venir fuori, nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il futuro. Il percorso di mostra segue, in ordine cronologico, gli anni della formazione fino alle ultime opere. Le tavole a fumetti si snodano in una sequenza di stanze che girano intorno a un nucleo animato da testi, illustrazioni e disegni pittorici, in cui viene presentato per la prima volta il murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987. Il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti. Bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, ricostruiscono l’ambiente creativo e anticonformista in cui le opere sono nate. Le centinaia di tavole a fumetti esposte compongono un campionario umano irripetibile: personaggi come Pentothal, Zanardi, Pertini e Pompeo sono riusciti, col tempo, ad assumere significati universali, diventando strumenti sempre attuali per raccontare la realtà. È in questa corrispondenza tra cronaca e immaginario, nel perfetto connubio tra testo e rappresentazione, che si svela il segreto per cui Andrea Pazienza è ancora qui. a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti www.youtube.com/watch?v=dCVhLiEBXg0
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Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza

Museo di Roma

In esposizione una selezione di oltre 200 fotografie del fotografo americano maestro del XX secolo che esplorano il concetto di bellezza come perfezione assoluta e rigore formale. Robert Mapplethorpe (New York,1946-1989) non fotografa soggetti, ma scolpisce lo spazio attraverso l’obiettivo della sua Hasselblad. Il percorso espositivo, diviso in otto sezioni, si concentra sulla ricerca della forma pura, dove il corpo umano, i visi e le nature morte vengono trattati con la stessa maniacale attenzione alla luce e alle geometrie. Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza è il capitolo conclusivo di un importante progetto espositivo che ha toccato prima Venezia, alle Stanze della Fotografia, e poi Milano, a Palazzo Reale. Nella tappa romana sono esposti i grandi capolavori che in questi mesi hanno conquistato i visitatori di Venezia e Milano: i ritratti di personaggi famosi del mondo dell’arte, della letteratura, della musica, del cinema come Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne, Richard Gere; la sezione dedicata agli autoritratti; alle sue muse Patti Smith e Lisa Lyon; ai fiori e alle foto più sensuali di corpi maschili e femminili oltre ad una sezione dedicata al confronto con l’antico, esposte in mostra anche due sculture classiche conservate ai Musei Capitolini - la Statua di Afrodite della seconda metà del I sec. a.C. – inizi del I sec d.C. e la Statua di atleta, I secolo d.C. da un originale greco del V a.C. Il percorso espositivo inizia con una selezione di immagini poco conosciute al grande pubblico, le primissime opere giovanili: assemblaggi e collage tridimensionali realizzati con immagini d'archivio, ritagli di giornali erotici, feticci religiosi e indumenti. Opere provocatorie nate per innescare una reazione emotiva e invitare l'osservatore a completare il significato dell’opera. Nelle sale dedicate alle sue muse celebra il rapporto simbiotico di amore, amicizia e complicità con la poetessa e musicista Patti Smith, attraverso una selezione di ritratti realizzati fin dai tempi del Chelsea Hotel, affiancata dagli scatti dedicati alla culturista Lisa Lyon. Non possono mancare gli autoritratti e i ritratti delle celebrità ma il nucleo principale dell’esposizione è nella serie dei fiori e delle nature morte: fotografie in cui elementi naturali vengono isolati e indagati con una maniacale attenzione alla luce, trasformandoli in forme geometriche e reperti di assoluta classicità. Fanno da contraltare alla natura, gli scatti più celebri e sensuali dedicati allo studio dei corpi maschili e femminili, immortalati dalla macchina fotografica come marmo scolpito. Il percorso si chiude idealmente esplorando il profondo legame di Mapplethorpe con l'Italia. Qui emerge il costante confronto visivo ed evocativo tra i temi della contemporaneità, il classicismo, il barocco e l'archeologia, mostrando come l'arte antica e la fotografia moderna possano coesistere in perfetta armonia. L’esposizione si distingue per una serie di contenuti inediti scelti per la tappa romana: una selezione di scatti realizzati dal fotografo americano durante i suoi soggiorni in Italia, tra Capri e Napoli, su invito del suo gallerista Lucio Amelio che gli chiese di partecipare, dopo il terremoto che colpì Napoli nel 1980, a Terrae Motus. Mapplethorpe aderì con slancio all’iniziativa insieme a tanti altri artisti, oltre 60 tra cui Warhol, Cragg, Cucchi, Fabro, Kiefer, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Schifano, Schnabel, Twombly e Vedova. Amelio voleva trasformare la catastrofe del sisma in forza creativa: “toccava agli artisti, a noi tutti, osare per abbattere gli ostacoli, e spostare le macerie”. Le fotografie rivelano un legame intimo e finora poco documentato con il nostro Paese, un viaggio attraverso le pieghe del tempo dove l’arte non vive unicamente nei musei ma è evocata e respirata nelle piazze e per le strade delle città. Una selezione realizzata per dialogare idealmente con il Museo dell'Ara Pacis, creando un suggestivo cortocircuito visivo tra la statuaria classica e la fotografia contemporanea. Si avvisano i visitatori che in mostra sono presenti immagini di nudo esplicito. Accessibilità La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza è progettata per essere fruibile ai visitatori attraverso diversi strumenti di accessibilità. Accompagnano e approfondiscono la mostra un’audio guida, a cura di Denis Curti, il podcast – disponibile su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme – Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario, il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, sulla vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere. Visite integrate, tattili e con traduzione in LIS, percorsi audio tattili e video LIS sottotitolati, posizionati nel percorso mostra, sono realizzati grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, il Dipartimento Politiche sociali e Salute - Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio.
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Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo

Museo di Roma

La mostra è la più grande esposizione sull’arte messicana in Europa negli ultimi decenni, la prima realizzata in Italia su Diego Rivera. Visita la pagina > Accessibilità alla mostra Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo Un viaggio tra i colori del Messico nella splendida cornice dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli, un’intensa retrospettiva dedicata al celebre pittore e muralista messicano, la cui opera rappresenta una cerniera tra tradizione e futuro, capace di dare vita a un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana. Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti. Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici. Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale. Attraverso una straordinaria selezione di oltre 140 opere, di cui trenta di Diego Rivera, il percorso espositivo restituisce la complessità di un processo le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si afferma l’esigenza di un’identità culturale in grado di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in continua trasformazione. In questo contesto, l’arte diventa strumento privilegiato per costruire visivamente il volto del Messico, nonché veicolo di progetti di trasformazione culturale che coniugano tradizione e modernità e proiettano sulla scena internazionale un’immagine plurale e in costante evoluzione. Durante la prima metà del Novecento, l’arte messicana si ridefinisce attraverso la creazione di un linguaggio e di un’iconografia di carattere nazionale. La pratica artistica orienta il proprio sguardo verso la fusione tra retaggio precolombiano, culture popolari e istanze sociali emerse nel periodo post-rivoluzionario. In questo quadro, le arti visive svolgono un ruolo decisivo nella ricostruzione del tessuto sociale del Paese, trovando nel movimento muralista uno dei progetti più influenti sul piano nazionale e internazionale. Promosso nel 1921 da José Vasconcelos e consolidato dagli artisti José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, il Muralismo contribuisce a democratizzare l’arte e a costruire una narrazione epica della storia messicana, in cui popolo, operai e contadini diventano protagonisti centrali. Ne scaturisce una nuova iconografia nazionale, che parla alle comunità e agli spazi pubblici e ridisegna il ruolo sociale dell’artista. Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni tematiche: - Accademia e tradizione – La formazione di Rivera: esplora il confronto con l’eredità ottocentesca e le genealogie del mestiere, tra accademie e scuole di belle arti, per comprendere le radici tecniche e culturali della modernità messicana. - Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee – Gli anni europei: focus sui dialoghi con cubismo e avanguardia, e sull’apporto originale degli artisti messicani alla scena internazionale attraverso una sintassi visiva nuova. - Il Rinascimento culturale messicano analizza la stagione successiva alla Rivoluzione quando arti visive, letteratura, architettura e musica convergono nella definizione di una moderna identità nazionale, fondendo retaggio precolombiano, tradizioni popolari e istanze sociali. - Oltre il Realismo sociale: esamina la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del muralismo, verso ricerche che ampliano il lessico dell’arte moderna messicana e ne attestano la vitalità nel lungo periodo. Ciascuna sezione riunisce opere emblematiche tra XIX e XX secolo, accompagnate dai contributi critici di autorevoli storici dell’arte raccolti nel catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore.
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Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale

Museo di Roma

Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta. La mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione. IL CONTESTO All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto. A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti. Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy. Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. LA MOSTRA Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all'Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile. Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti. Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume. Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini. Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere. Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger. Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.

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